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ARCHEOSTORY MAGAZINE

La "piscina" di Diocleziano apre nelle Terme

Terme di DioclezianoL’imponente complesso monumentale restituisce al pubblico ulteriori 3-200 mq al percorso di visita che approfondiscono, anche con innovativi interventi multimediali, la comprensione delle più grandi terme del mondo antico

L’aula VIII con l’esposizione dei grandiosi frammenti architettonici delle stesse terme e la restituzione del fronte della natati,  frutto di sei anni di restauriA questi si aggiunge, dopo cinquant’anni di chiusura, il completo ripristino del Chiostro piccolo della Certosa di Santa Maria degli Angeli, riportato alla purezza delle originarie linee rinascimentali. Il chiostro è stato allestito con la meticolosa ricostruzione degli Atti degli Arvali e dei Ludi saeculares, antichi culti rifondati nell’ambito della politica religiosa di Augusto.

I lavori che si svelano oggi rappresentano la terza tappa del ricco pro- gramma realizzato dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, in collaborazione con Electa, per celebrare la ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Augusto.Il Chiostro piccolo della Certosa di Santa Maria degli Angeli fu impostato su parte dell’antica piscina scoperta, ben leggibile da un saggio di scavo lasciato volutamente a vista in un’ala del chiostro, così come l’affaccio sul fronte della natatio per sottolineare ulteriormente l’occupazione degli an- tichi spazi termali nella seconda metà del Cinquecento.

L’intento dell’intervento, che ha restituito decoro e leggibilità al monumento prima fatiscente e che si estende su una superficie di 1500mq, è stato quello di consentire di comprendere il sistema costruttivo e la stratificazione storica e ar- chitettonica del complesso. Perciò si sono lasciati a vista anche il pilastro di epoca romana dell’Aula VIII - ridotto e intonacato per la costruzione del chiostro - e la volta a crociera cinquecentesca con il segno dell’incannicciata. Il restauro ha preservato anche le mostre delle porte ‘certosine’ che smistavano i percorsi verso il Chiostro grande di Michelangelo e la chiesa di Santa Maria degli Angeli: testimonianza questa della funzione di filtro assunta dal chiostrino all’interno della Certosa.

I lavori hanno scoperto anche un inedito affresco che rappresenta un Cristo morto sorretto da tre angeli. Ai suoi lati sono raffigurati due personaggi a mezzo busto: sulla destra con tiara, libro e pastorale è riconoscibile papa Pio IV (1559-1565), sulla sinistra un mo- naco del quale si è perduto il volto, vestito con l’abito dell’Ordine Certosino e con un libro in mano, è forse san Brunone, il fondatore dell’Ordine. Il ripristino dell’antico piano di calpestio della corte ha portato alla luce il terzo gradino del basamento del pozzo in travertino che impreziosisce il chiostro. Tutti gli elementi architettonici del pozzo sono materiali di reim-piego, con molta probabilità delle stesse Terme di Diocleziano. Questa evoluzione architettonica viene illustrata da un video, attraverso una successione di immagini.

Gli ambulacri sono stati allestiti con i documenti dei culti rifondati da Augusto nell’ambito della sua politica religiosa, tesa al recupero degli antichi riti a fini ideologici. L’esposizione si apre con gli Acta dei Fratres Arvales, i rendiconti delle cerimonie celebrate dal collegio sacerdotale degli Arvali, nel santuario di Dea Dia, presentati dopo i recenti studi con progetto scientifico redatto in collaborazione con il Collège de France. I resoconti annuali dei riti, un tempo incisi sulle lastre marmoree di rivestimento degli edifici stessi del santuario, si snodano lungo tre ambulacri del chiostro. Nel primo ambulacro la presentazione si apre con i documenti di età augustea e prosegue fino all’anno 69, che chiude la dinastia degli imperatori giulio-claudi; il secondo presenta i testi fino ad Adriano e il terzo si conclude con l’ultimo documento conservato dell’età di Diocleziano, databile al 304 d.C.

Altro documento fondamentale per la comprensione dei culti religiosi nell’antica Roma, i Ludi saeculares indetti da Augusto e da Settimio Severo. Incisi su due grandi pilastri, si leggono le descrizioni delle celebrazioni che avvenivano ogni saeculum. La lapide dei ludi augustei è composta da 133 frammenti, oggi qui ricomposti: straordinaria testimonianza storica del 17 a.C., quando Augusto riportò in auge il culto presentandosi come rifondatore dell’età dell’oro. Il Senato decretò che a ricordo solenne di quell’atto fossero posti in un santuario lungo le rive del Tevere (Tarentum), in corrispondenza dell’attuale Corso Vittorio Emanuele, due pilastri, uno in bronzo e uno in marmo: quest’ultimo è oggi in mostra.

Nell’esposizione si possono apprezzare anche due importanti iscrizioni – Lex Familiae Silvani e Lex collegi salutaris Dianae et Antinoi – con gli statuti di confraternite di devoti del dio Silvano e di Diana e Antinoo, il giovane amato da Adriano e da lui divinizzato. Un ricco apparato multimediale illustra il lungo e complesso rito degli Acta, e favorisce la com- prensione della localizzazione e della struttura architettonica del santuario di Dea Dia. Ancora un video illustra, con l’espediente del racconto diretto da parte di Augusto, le motivazioni politiche e sociali per il ripristino di riti e divinità quasi dimenticate, e in particolare dei Ludi saeculares. Crea particolare suggestione la recitazione del Carme degli Arvali eseguito dai Cantori di San Carlo, e del Carme Saeculare di Orazio eseguito dagli Elementi del Laboratorio Voci Bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

L’allestimento del Chiostro piccolo della Certosa di Santa Maria degli Angeli si completa con numerose sculture che danno un volto agli uomini e agli dei citati nelle iscrizioni, tra cui spiccano pezzi fino ad oggi nei depositi, come la statua di Vestale Massima. Si è voluto anche cogliere l’occasione per presentare le inedite sculture recentemente rinvenute in occasione di scavi nel territorio urbano, presso via Anagnina, il cui insieme ben si inserisce nella logica espositiva del chiostro. Il complesso scultoreo di arredo della villa, composto da ritratti imperiali – una splendida Testa di Lucio Vero - e divinità – pregevole quella di Apollo - esprime il gusto e l’ideologia della società romana, avvalorando la rappresentazione del contesto sociale e religioso che si è voluta presentare nell’allestimento museale degli ambulacri.

Due nuove sale inaugurano un nuovo percorso di visita del complesso monumentale. Nella prima sala è esposta l’iscrizione dedicatoria diocle- zianea della fondazione delle terme e un frammento di frontone, forse ap- partenente al tempio della gens Flavia. Era questo uno dei numerosi edifici demoliti per consentire la costruzione termale, che si estendeva su una superficie di 13 ettari. Nella sala successiva un apparato multimediale introduce alla storia del monumento. Due proiettori, uno in posizione zenitale rispetto al pla- stico degli anni Trenta che riproduce l’area delle terme, l’altro puntato sulla parete, riproducono gli acquerelli ottocenteschi di Edmond Paulin, che ritraggono la fantasmagoria dei luoghi, insieme a una serie di ricostruzioni grafiche e di immagini della città moderna catturate da droni per raccontare la trasformazione urbanistica del sito.

Da questa sala si accede alla enorme Aula VIII (900mq), in origine coperta da volte a crociera, la cui proiezione è oggi suggerita dalle incisioni sulla pavimentazione moderna in resina, che ha sostituto il preesistente brecciolino, sottolineando la percezione di un ambiente chiuso. Solo il lato settentrionale era aperto verso la piscina con arcate sorrette da pilastri e colonne. I lavori di restauro hanno ridato visibilità alla base dei monumentali pilastri centrali, un tempo ricoperti di marmi colorati come le intere superfici. Lo sfarzo decorativo dell’aula si ritrovava sul fronte della natatio, anche questa, come l’Aula VIII, per la prima volta visibili al pubblico. Il fondo della natatio, che si estendeva per oltre 4 mila mq, fino all’attuale via Cernaia, e di cui restano visibili 600mq, è stata ricoperta con mar- mi identici agli antichi, di cui restava traccia. La parte ancora visibile della imponente facciata alta circa 25 m presenta una successione di mensole e nicchie proprio come le scene teatrali, di cui il restauro ha evidenziato la scansione architettonica degli ordini. Rivestita di marmi e mosaici colorati che creavano straordinari effetti di policromia, era decorata con statue e trabeazioni marmoree.

Con i restauri sono state riposizionate due mensola con aquila di età flavia, secondo le impronte originarie. I materiali decorativi appartenenti alle stesse terme, e scampati alle spoliazioni dei secoli successivi, comprese quelle dei certosini che pro- prio in quest’area avevano costruito una calcara, sono adesso allestiti nell’area dell’Aula VIII. Tra questi spiccano un architrave, forse apparte- nente proprio alla controfacciata della piscina. Nell’aula sono collocate anche tre vasche in marmi colorati: due appartenenti alle terme stesse e una, più grande, forse proveniente dalle Terme di Costantino. Imponente il portale – rimontato – della Certosa, ancora una testimonianza del reim- piego dei materiali delle Terme di Diocleziano. Infatti, la metà inferiore è in marmo in cui si riconoscono, sul retro, il riutilizzo di un capitello e di un architrave, lavorati a bugnato sul fronte.

All’apertura al pubblico del chiostro si accompagna la pubblicazione del catalogo guida (ed. Electa). Diversi contributi rendono conto degli stu- di che si sono resi necessari al restauro filologico con una disamina delle vicende che l’hanno interessato nel corso degli anni, documentate anche attraverso foto storiche. Altri, dei criteri seguiti nella selezione delle sculture esposte nelle quattro ali. Testi più ampi riguardano alcune importanti iscrizioni come quelle degli Arvali o dei Ludi Saeculares. In preparazione la poderosa monografia (ed. Electa) che indaga esaustivamente per la prima volta uno dei complessi monumentali più vasti e importanti della Roma antica e moderna: le Terme di Diocleziano e la Certosa di Santa Maria degli Angeli.