ARCHEOSTORY MAGAZINE

Il più grande bacino idrico dell'antica Roma

Con circa 35 metri di larghezza per 70 di lunghezza e un quarto di ettaro di superficie, è il più grande bacino idrico della Roma Imperiale mai ritrovato. La grande vasca è stata scoperta durante gli scavi archeologici all'interno del cantiere per la Stazione San Giovanni della Metro C a Roma

LA SCOPERTA 

Lo scavo (Foto Ansa)

Si tratta, spiega Rossella Rea responsabile scientifico degli scavi, di una vasca "così grande che supera il perimetro del cantiere e non è stato possibile scoprirla interamente". 

Foderata di coccio pesto poteva conservare più di 4 milioni di litri d'acqua. Nel I secolo si aggiunge alle strutture di sollevamento e distribuzione idrica di un impianto agricolo attivo dal III secolo a.C. nell'area dell'attuale via La Spezia e di San Giovanni. Misurava circa 35 metri per 70, pari a un quarto di ettaro, la superficie di uno iugero. Sembra probabile che la sua funzione principale fosse quella di riserva d'acqua a servizio delle coltivazioni e vasca di compensazione per far fronte alle piene del vicino fiume. Nessun altro bacino rinvenuto nell'agro romano ha dimensioni paragonabili". Il bacino è più grande, infatti, di ogni natatio e peschiera nota. "Oltre le pareti del cantiere - precisa Rea - la vasca si estende verso le Mura, ove probabilmente si conserva, e in direzione di piazzale Appio, nell'area interessata dalla stazione della Linea A ove, invece, è stata sicuramente intercettata e distrutta senza che ne fosse documentata l’esistenza”. 

REPERTI PALEOBOTANICI - Una scoperta che ha anche portato alla luce dei reperti paleobotanici di grande interesse. Dai reperti lignei e dal materiale organico ritrovato, infatti, si è scoperto che in quell'area era presente la prima coltivazione del pesco appena arrivato dal Medio Oriente. Tra i vari reperti ritrovati, coevi alla grande vasca, ci sono diversi attrezzi agricoli, come il forcone a tre punte e i resti di ceste realizzate con rametti di salice intrecciati. Alla caccia fanno invece capo le due frecce trovate sul fondo della vasca: aste di legno perfettamente conservate e una con la punta metallica ancora al suo posto, una rarità dovuta alle speciali condizioni di umidità e anossicità.

Reperto dallo scavoLE INZIALI TL - Dei ritrovamenti fanno parte anche diverse tegole, tubuli, antefisse architettoniche e altro materiale contrassegnato dalle lettere 'TL' iscritte in un cerchio, "prova dell'appartenenza di tutte le strutture a un unico impianto e a un unico proprietario", spiega Montella, probabilmente un facoltoso liberto la cui identità resta ancora sconosciuta. L'azienda smise di funzionare completamente alla fine del I secolo d.C.: murature e strutture idrauliche vengono rasate e interrate. Il fenomeno potrebbe essere collegato a una decisione di Frontino, che era stato nominato Curator Aquarum nel 97 d.C. dall'imperatore Nerva. Frontino denuncia la "distribuzione a proprio tornaconto" dell'Aqua Crabra da parte dei fontanieri di Roma. "Io ho bloccato la Crabra - scrive Frontino - e per ordine dell'imperatore l'ho restituita tutta ai Tusculani".

Le indagini archeologiche sono state realizzate dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, con la collaborazione tecnica della Cooperativa Archeologia. Metro C, a San Giovanni gli scavi svelano una fattoria della Roma Imperiale Lo scavo archeologico è stato eseguito su una superficie di circa 3.000 metri quadrati tra il 2010 e il 2014 e ha messo in luce le testimonianze della frequentazione antropica fino a oltre 20 metri di profondità, isolando 21 diverse fasi e dettagliando, per ciascuna, gli eventi naturali e i livelli di organizzazione umana.