ARCHEOSTORY MAGAZINE

Le navi di pietra del Baltico

Una nuova teoria dell'università Goteborg rilegge gli enigmatici monumenti che popolano la pensiola scandinava. Secondo Joakim Wehlin non si tratterebbe di sepolture, bensì luoghi d'incontro, se non veri e propri "porti", nati con l'esplodere dei traffici commerciali durante l'età del Bronzo

I SEGRETI DELLA STONEHENGE DI SVEZIA

Ales Stones

La tesi di Wehlin è partita da una ricognizione dei siti e del materiale ritrovato. Le "navi di pietra" sono disseminate un po' in tutta la regione del Baltico e si trovano particolarmente concentrate sulle isole, com su quella di Gotland, a largo della Svezia.

L'interpretazione tradzionale ha sempre considerato i resti come luoghi di sepoltura, ma la ricognizione condotta da Wehlin, sembra evidenziare altri aspetti. Le indagini dell'archeologo hanno appurato che non in tutti i siti le tombe si trovano all'interno dei circoli di pietra, che al contrario sembrerebbero documentare tutta una serie di attività che Wehlin riconduce al commercio e alla navigazione. 

Wehlin parte dall'assunto che in epoca vichinga i luogo di scambio erano particolarmente evidenti e ricchi di materiale, mentre per l'età del Bronzo non sono mai stati individuati con certezza. Questo perché sarebbero proprio le navi i "porti" dove avvenivano gli scambi. A sostegno lo studioso svedese invoca la loro posizione geografica, in luoghi facilmente accessibili. Cronologicamente poi risalibero all'età del Bronzo, cioè nel momento di espansione dei traffici commerciali, con il sud Europa, attraverso il Baltico.

La stessa forma dei circoli per lo studioso richiamerebbe quella degli autentici vascelli che solcavano i mari, fornendo particolari anche per la tecnica di naviagazione e costruzione navale. Luoghi di scambio dunque? Una teoria che sicuramente farà discutere la comunità scientifica, da anni impegnata nello studio delle enigmatiche navi di pietra.