La donna sannita di Pompei

La sepolturaUna tomba di epoca pre romana (IV secolo a.C.) è l'ultima scoperta nella valle archeologica di Pompei: un rinvenimento firmato Italia e Francia. Quattro secoli prima di Cristo una donna di età compresa tra i 35 e i 40 anni veniva sepolta in un insediamento sannitico, una delle prime comunità italiche che iniziavano a popolare l'antica Campania

Intorno alla salma, prima di chiudere la tomba, vennero collocati gli oggetti che le erano appartenuti in vita: preziosi vasi di oli e creme, forse anche del vino, che dovevano comporre il corredo funerario e che lascia presumere si trattasse di una signora molto ricca. Circa 5 secoli dopo, nel 79 dopo Cristo, la tomba finì sotto la cenere e i lapilli che seppellirono la città di Pompei, in seguito all'eruzione del Vesuvio. Poi, nel 1943, durante la guerra, una bomba che cadde a poca distanza dalla millenaria tomba ridusse in pezzi le lastre dell'antichissima sepoltura sannitica che è riuscita tuttavia a proteggere i resti della donna, assieme al suo corredo funebre.

Lo scheletro è di una donna morta alla metà del IV secolo avanti Cristo, quindi prima dell’incursione romana del 310 a.C. La tomba a cassa è stata scoperta nell’area di Porta Ercolano, nella zona della necropoli esterna alla cinta muraria, in direzione della Villa dei Misteri.  La sepoltura è nelle immediate vicinanze di una bottega di vasai attiva in epoca romana, ma ovviamente fa riferimento alla precedente fase sannitica. Lo scheletro di una donna morta alla metà del IV secolo avanti Cristo, quindi prima dell’incursione romana del 310 a.C. nella città abitata dai Sanniti, getta nuova luce sulla storia della città. La tomba a cassa è stata scoperta nell’area di Porta Ercolano, nella zona della necropoli esterna alla cinta muraria, in direzione della Villa dei Misteri.

Dentro la tomba delimitata da lastre in pietra, certamente danneggiata già in antico, oltre allo scheletro di una donna dell’apparente età di 40-50 anni (ma gli studiosi non si sbilanciano), una decina di vasi che costituiva il corredo funerario: si tratta di ceramica a figure rosse, tra cui lekythos e piatti, e di un’anfora non decorata con coperchio. Gli archeologi del Centre Jean Bérard e dell’École Française de Rome, in collaborazione con la soprintendenza di Pompei, stanno conducendo da 10 anni un programma di ricerca sulla trasformazione dello spazio urbano nell’area, utilizzando fondi del ministero degli Esteri francese e di alcuni mecenati d’oltralpe. 

A presentare il ritrovamento, assieme con la delegazione di studiosi del Centre Jean Berard di Napoli, il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia, Massimo Osanna. Da oltre 10 anni, infatti, il Centre Jean Berard lavora in collaborazione con la Soprintendenza, in un programma di ricerche su 'Artigianato ed Economia a Pompei'. "Pompei - ha sottolineato Osanna - continua a rivelarsi una fonte inesauribile di scoperte scientifiche e la stretta cooperazione internazionale della Soprintendenza con le missioni straniere di scavo ci inorgoglisce particolarmente.

Le attività di ricerca che si stanno concentrando nelle necropoli di Pompei, dove lo scorso mese si è concluso un progetto di indagine e ricerca che ha portato alla luce la sepoltura di un infante, urne cinerarie e vari elementi di corredo funerari - continuano a riservare grandi sorprese". "Questo testimonia - ha concluso - che Pompei e' una citta' tuttora viva, non solo da salvaguardare, ma che continua a produrre elementi di studio e a perpetrare in qualche modo la sua anima. In quest'ultimo caso, nella Necropoli di Porta Ercolano, si tratta di ritrovamenti particolarmente interessanti perche' ci consentono di indagare un periodo storico finora poco studiato nell'area pompeiana, proprio per gli scarsi rinvenimenti".

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