Salento, scoperta la Minerva di Enea

Il torso della statua (foto Pasquale Rizzo)La "rocca con il tempio di Minerva", dove secondo Virgilio approdò Enea dopo la caduta di Troia, potrebbe essere in Salento. Nei giorni scorsi a Castro un gruppo di archeologi guidati da Amedeo Galati ha rinvenuto una statua mutila femminile di grandi dimensioni

L'opera è databile presumibilmente al IV secolo avanti Cristo e potrebbe raffigurare la dea Minerva, confermando così le ipotesi degli scopritori del reperto, anche se la veste con corto gonnellino che potrebbe supporre che si tratti di un'ArtemideIl busto è stato localizzato a tre metri esatti dal piano di partenza degli scavi. La struttura basale è ricavata in blocchi monolitici di pietra leccese lunghi anche un paio di metri. Le dimensioni intere della figura, compreso il piedistallo, dovrebbero sfiorare i quattro metri. La statua era adagiata su un lato quasi come una vera e propria deposizione. Questo ha fatto avanzare agli studiosi la suggestiva ipotesi secondo cui l’interramento non sia stato casuale, ma fatto allo scopo di conservare tracce della divinità dopo la demolizione del vecchio edificio templare dove era esposta e venerata.

L'area dello scavoPer il suo stile scultoreo si pensa che possa essere un’opera prodotta da raffinate scuole tarantine che operavano in tutto il Salento Messapico.Nella stessa area è venuta in luce anche il palmo della mano sinistra della divinità, mancante di gran parte delle falangi. Presenta una curiosa e rara conformazione dei solchi interni con la fusione in un’unica traccia della linea della testa e del cuore. “Le brezze bramate crescono ed ormai più vicino si apre il porto e sulla rocca appare il tempio di Minerva” canta il poeta Virgilio nel terzo libro dell'Eneide. La scoperta del torso e di altri frammenti della divinità - Atena in greco - induce gli studiosi a ipotizzare che Castro possa essere l'approdo dell'eroe in fuga da Troia. 

Il luogo dello sbarco del principe troiano, protagonista dell'epopea virgiliana, è una questione dibattuta tra gli studiosi. Numerose negli anni le ipotesi. Virgilio per altro ha lasciato, sempre nel terzo libro dell'Eneide , una descrizione del porto: "E' incurvato ad arco dalla corrente dell’Euro; i suoi moli rocciosi protesi nel mare schiumano di spruzzi salati, e lo nascondono; alti scogli infatti lo cingono con le loro braccia come un doppio muro, e ai nostri occhi il tempio si allontana dalla riva". L’episodio è descritto anche da Dionigi di Alicarnasso nelle “Antichità Romane” (I, 51). Lo storico di età augustea fa approdare le navi di Enea in diversi punti della costa italiana: “Enea e i suoi compagni non sbarcarono in Italia tutti nello stesso punto, ma la maggior parte delle navi approdò al Capo Iapigio, che allora era chiamato Capo Salentino, le altre al cosiddetto Athenaion, dove sbarcò lo stesso Enea: questa località consiste in un promontorio presso il quale vi è un ormeggio estivo, che da Enea prende nome di Porto di Afrodite”.

Testimonianze che hanno spinto archeologi e storci a proporre diverse località per l'approdo di Enea. La particolare conformazione dell’insenatura dove Enea attracca le navi, descritta da Virgilio, e il riferimento di Dionigi al Capo Iapigio hanno portato alcuni studiosi a ipotizzare che si trattasse della baia situata a Leuca, tra le due punte Ristola e Meliso, dove oggi sorge il santuario dedicato alla Madonna Finibusterrae. Il Porto di Venere (Porto di Afrodite), ricordato da Dionigi di Alicarnasso, è per tradizione collocato a sud di Otranto nella baia di Porto Badisco, ma secondo alcuni è molto improbabile che Virgilio facesse riferimento a questa località. Qui, piuttosto, è stato ritrovato l’importante complesso neolitico della Grotta dei Cervi, luogo di culto preistorico unico nel suo genere in tutta Europa, con uno straordinario repertorio di pittogrammi.

Roca, con l’adiacente baia di Torre dell’Orso, rappresentava secondo le ricerche, il terminale italiano della più breve rotta di attraversamento del Canale di Otranto dall’opposta sponda balcanica. A tale rotta potrebbe far riferimento Virgilio quando ricorda che Enea, imbarcatosi a Butrinto, intraprese il tragitto più breve verso le coste italiane. Indagata da oltre vent’anni dall’Università del Salento, Roca ebbe sicuramente in epoca antica anche la funzione di approdo, segnato dalla presenza di una grotta-santuario, la Grotta della Poesia. Come si è visto, nel racconto virgiliano, ad Enea giunto in vista dell’approdo sulle coste dell’Italia, appare su una rocca un tempio dedicato alla dea Minerva, detto dagli storici antichi “Castrum Minervae”, denominazione attestata come toponimo nella Tabula Peutingeriana, carta geografica del XIII secolo, a sua volta copia di un documento di età romana. Recentissime indagini compiute dal proffessor Francesco D’Andria presso Castro, direttore scientifico degli scavi e autore del volume "Castrum Minervae", abbinate alle ultime scoperte potrebbero dare ulteriore conferma all'idea che sia proprio Castro, il luogo della sbarco dell'eroe troiano. 

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